martedì 5 novembre 2013

Quando mi sono sentita in prigione...


Entro in collegio a quattordici anni.
Siamo duecento ragazze dai quattordici ai diciotto anni.
I dormitori contengono venti persone
in letti a castello con pagliericci e coperte grigie.
Nel corridoio si trovano gli stretti armadi di metallo.
Una campanella ci sveglia alle sei del mattino
e scendiamo in cortile a fare esercizi di ginnastica.
Poi rientriamo di corsa.
Ci laviamo con l'acqua fredda
(l'acqua calda c'è solo una volta alla settimana)
ci vestiamo e scendiamo a mangiare.
La colazione è caffè latte e una fetta di pane.
Alle sette e mezza ci avviamo verso la scuola.
Quando passiamo, dei ragazzi fischiano
gridano parole d'amore o parole volgari.
Quando torniamo da scuola,
andiamo nell'aula-studio e qui restiamo fino alla cena.
Che cosa fare in quelle lunghe ore?
I compiti? Leggere?
Finisco i compiti in due minuti. Non ci sono libri nuovi.

Comincio a tenere un diario.
Invento una scrittura segreta
così nessuno può leggere il mio diario.
Sul diario scrivo la mia infelicità
le mie pene, le mie tristezze.
Piango la perdita dei miei fratelli
dei miei genitori, della nostra casa.
Piango soprattutto la perduta libertà.

da L'analfabeta, di Agotha Kristof, Edizioni Casagrande, Bellinzona.

Agotha Kristof nasce in Ungheria nel 1935.
Nel 1956 l'Armata Rossa invade l'Ungheria. Agotha scappa insieme al marito e alla figlioletta neonata. Arrivano nella Svizzera francese. Per cinque anni, Agotha lavora in una fabbrica. Poi faticosamente apprende la lingua francese e con la nuova lingua inizia a scrivere romanzi.
Muore in Svizzera nel 2011.

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