Entro in collegio a quattordici
anni.
Siamo duecento ragazze dai
quattordici ai diciotto anni.
I dormitori contengono venti
persone
in letti a castello con
pagliericci e coperte grigie.
Nel corridoio si trovano gli
stretti armadi di metallo.
Una campanella ci sveglia alle
sei del mattino
e scendiamo in cortile a fare
esercizi di ginnastica.
Poi rientriamo di corsa.
Ci laviamo con l'acqua fredda
(l'acqua calda c'è solo una volta
alla settimana)
ci vestiamo e scendiamo a
mangiare.
La colazione è caffè latte e una
fetta di pane.
Alle sette e mezza ci avviamo
verso la scuola.
Quando passiamo, dei ragazzi
fischiano
gridano parole d'amore o parole
volgari.
Quando torniamo da scuola,
andiamo nell'aula-studio e qui
restiamo fino alla cena.
Che cosa fare in quelle lunghe
ore?
I compiti? Leggere?
Finisco i compiti in due minuti. Non
ci sono libri nuovi.
Comincio a tenere un diario.
Invento una scrittura segreta
così nessuno può leggere il mio
diario.
Sul diario scrivo la mia
infelicità
le mie pene, le mie tristezze.
Piango la perdita dei miei
fratelli
dei miei genitori, della nostra
casa.
Piango soprattutto la perduta
libertà.
da L'analfabeta, di Agotha Kristof, Edizioni Casagrande, Bellinzona.
Agotha Kristof nasce in Ungheria
nel 1935.
Nel 1956 l'Armata Rossa invade
l'Ungheria. Agotha scappa insieme al marito e alla figlioletta neonata.
Arrivano nella Svizzera francese. Per cinque anni, Agotha lavora in una
fabbrica. Poi faticosamente apprende la lingua francese e con la nuova lingua
inizia a scrivere romanzi.
Muore in Svizzera nel 2011.
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