martedì 8 maggio 2012

L'origine delle sette stelle. Colore, poesia, artigianalità con gli amici di Else edizioni.





 C’era una volta, tanto tempo fa, un piccolo villaggio nella boscaglia. 
Qui vivono contenti ragazzi e ragazze, 
contenti del fiume che bagnava il loro villaggio, 
 contenti della pioggia che scendeva dal cielo, 
 contenti della terra che dava frutti, 
contenti del fuoco che scaldava, 
contenti del vento che trasportava le loro canzoni. 
 Ma i ragazzi del villaggio non sono contenti
 della severità e della prepotenza dei propri genitori. 

 Nelle notti delle grandi danze 
 i genitori non permettono ai ragazzi
di restare svegli a danzare fino al sorgere del Sole. 
Come possono i ragazzi andare a dormire quando la luna splende nel cielo? 
Come possono andare a dormire quando i genitori ballano fino all’alba? 
 Basta! E' troppo! E al troppo ci si ribella! 

 Così ragazzi e ragazze discutono in segreto,
e preparano un piano di fuga. 
Raccolgono cibo e vestiti per il lungo viaggio. 
 Quando tutto è pronto, partono. 
 Camminano sulla montagna, lungo il torrente, attraversano la foresta. 
Molti tornano a casa. 
 Ma sette, quattro ragazze e tre ragazzi, continuano il viaggio. 
 E dormono abbracciati stretti stretti,
 per resistere alla paura e al freddo. 
 Al mattino si svegliano al suono di canti di uccelli mai sentiti prima,
 e riprendono il loro cammino. 
 E' un viaggio veramente difficile, non sanno nulla del mondo 
 e non ci sono genitori e vecchi a cui chiedere consiglio. 

Passano molti soli e molte lune 
e i ragazzi ancora non trovano il posto giusto
per poter danzare e costruire un nuovo villaggio. 
Una mattina arrivano in una bellissima pianura
con boschi e montagne e cento laghi. 
Si fermano: è il posto giusto. 
Una grande gioia li inonda, 
 lavorano tutto il giorno
preparano un grande cerchio di terra rossa e morbida per danzare. 
 Al tramonto inizia la danza. 
I loro piedi battono leggeri il terreno. 
 La danza brucia la terra. 
Le gambe ballano, il corpo vola. 
E' una notte meravigliosa
e la Luna dall’alto non vuole che i ragazzi smettono di danzare. 

 Così la Luna decide di portare i ragazzi in cielo, vicino a lei. 
 La Luna li porta in alto nel cielo e li trasforma in 7 stelle. 
Queste stelle si chiamano Pleiadi. 

 Dopo molte lune i genitori arrivano al luogo della danza,
 vedono i sandali dei ragazzi. 
 Credono i ragazzi morti e piangono. 
 Ma al mattino un vecchio arriva e consola le madri. 
 "Aspettiamo la notte", dice. 
 Quando la notte arriva il vecchio dice: "Guardate il buio della notte". 
 Vicino alla luna c’è un piccolo gruppo di stelle. 
 Sono chiare e lucenti e ballano ogni notte fino all’alba.” 
 I genitori comprendono le parole del vecchio 
 e felici della sorte toccata ai sette figli più audaci del villaggio,
 stanno più attenti a vietare le danze ai bambini.

venerdì 20 aprile 2012

Pensare la città. I miei luoghi, 18-19 aprile

Luoghi noti a tutti,
angoli segreti, alberi, cortili
tovaglie, forni del pane, finestre
rotonde, panchine, autobus.
E castelli:

Milano si rivela.


 

martedì 17 aprile 2012

Il viaggio condiviso. I miei luoghi, 17 aprile

Un viaggio, un momento di passaggio, di trasformazione;
riportarlo alla luce graffiando una superficie di cera incisa;
narrarlo, condividerlo.



giovedì 12 aprile 2012

Iniziare a costruire una memoria collettiva. I miei luoghi, 11-12 aprile 2012

Scavare nella propria memoria. 
Cercare un luogo proprio dove sono rimaste tracce della nostra vita. 
Provare a ricostruirlo, a dargli forma e parola. 
E' quel che abbiamo cercato di fare durante queste due giornate di lavoro
dedicate a un luogo del passato da ricostruire,
seppur in miniatura. 





martedì 10 aprile 2012

Sul ponte della Ghisolfa. I miei luoghi, 10 aprile 2010

E' iniziato, è iniziato, è iniziato!
Con una passeggiata fra i luoghi abbandonati di Milano,
che i nostri passi hanno reso per un'ora vivi.



martedì 27 marzo 2012

Lungo le vie di Milano

Il 27 marzo abbiamo fatto un lavoro diverso.
Le insegnanti hanno portato mappe di Milano
per mostrare le nostre vie da casa a scuola
e da casa per un luogo speciale.
Ci siamo divisi in gruppi,
ogni gruppo con una mappa.
E' stato facile.

Dopo noi abbiamo parlato dei nostri percorsi.
Io riuscivo a capire che tutti noi abbiamo una cosa in comune,
avevamo lasciato la nostra casa per un motivo diverso,
ma sempre troviamo un posto che ci ricorda la nostra casa,
sia esso un parco o una biblioteca,
non lo so,
ogni persona ha il suo.

Ma quello che voglio dire
è che adesso ho capito quanto siamo simili.
Allora mi chiedo: perché tanti pregiudizi?

Per me è ancora una domanda senza risposta.
Supponendo che pregiudizio significa
non meno di giudicare o acquisire un concetto
su qualcosa che prima non conoscevamo,
mi viene in mente quanto questa parola è stupida.
Non possiamo semplicemente concettualizzare 
qualcosa che non conosciamo,
non ha senso.

E il riassunto di tutto questo è che 
per me
non importa da dove veniamo,
saremo sempre sulla stessa terra.
Siamo uguali, siamo tutti umani.
Grazie.
Victor (Brasile)